LA DISCRIMINAZIONE

LA DISCRIMINAZIONE

FATTORI DI DISCRIMINAZIONE

Per fattori di discriminazione, giuridicamente rilevanti, si intendono quelle caratteristiche, vere o presunte, che definiscono l’identità di una persona,  di un gruppo o categoria di persone, esponendoli al rischio di discriminazione.

I fattori di discriminazioni riconosciuti dal diritto antidiscriminatorio sono: il genere, l’origine etnica, la religione, l’orientamento sessuale, l’età, la disabilità, le convinzioni  personali. La legislazione antidiscriminazione non si occupa della discriminazione su base nazionale (cittadinanza), espressamente vietata  dal  “Testo Unico sull’immigrazione”.

Quando si sommano più fattori di discriminazione si è in presenza di discriminazione multipla.; tale discriminazione determina situazioni di particolare complessità in quanto i livelli di tutela dei diversi fattori di discriminazione variano sensibilmente.

Esempio

Una donna musulmana può essere discriminata nel mondo del lavoro in quanto donna e in quanto musulmana; oppure una persona può essere discriminata in quanto disabile ed anziana.

FORME DI DISCRIMINAZIONE

La discriminazione diretta è quel trattamento “meno favorevole” cui viene sottoposta una persona, rispetto a quello riservato ad un’altra persona in una situazione analoga, a causa di una propria peculiare condizione naturale o sociale (genere, etnia, etc.).

Esempi:

Non assumere una donna lesbica in quanto omosessuale, sebbene sia qualificata per il lavoro

Rifiutare di affittare un appartamento ad una famiglia straniera anche se è in grado di dimostrare la proprio capacità economica

Si ha discriminazione indiretta quando una “disposizione, un criterio o una prassi” apparentemente neutri possono mettere le persone di una determinata condizione (sesso, etnia, etc.) in una posizione di particolare svantaggio rispetto a persone che non abbiano la medesima condizione, a meno che tale disposizione, criterio o prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari.

Esempi:

Porre in essere trattamenti sfavorevoli nei confronti delle donne in ragione di stato di gravidanza, di maternità o in ragione della titolarità e dell’esercizio di relativi diritti

Si parla di discriminazione istituzionale quando un ente pubblico o qualsiasi altra istituzione non fornisce un servizio appropriato o professionale o prevede una norma o un regolamento che pregiudicano una particolare categoria di persone. la principale caratteristica di questa forma di discriminazione è che si esplica in modo impersonale attraverso regolamenti, procedure e prassi. . In questo caso la discriminazione può essere diretta o indiretta ed è definita sistemica perché esercita effetti non solo sul destino di un singolo individuo, ma su interi gruppi e non solo minoritari, se pensiamo alle discriminazioni di genere, e con conseguenze prolungate nel tempo.

Esempi:

Richiedere, per la partecipazione ad un concorso pubblico un’altezza minima di 170 cm, sia per le donne che per gli uomini. Questo parametro è solo apparentemente neutro in quanto i dati statistici rilevano che l’altezza media delle donne in Italia è inferiore a 170 cm.

Inserire nella graduatoria d’accesso ad una casa popolare criteri di valutazione del tipo “un certo numero di anni di residenza o conoscenza della lingua italiana e delle tradizioni locali”ecc…

I bonus bebè riservati agli italiani o i regolamenti di amministrazioni locali che escludono gli stranieri dalle prestazioni del sistema integrato  dei servizi di welfare,  diritto sancito dalle legge quadro sui servizi socio-assistenziali (Legge 328/00)

Molestia  è un terzo tipo di comportamento discriminatorio, previsto dal decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215, definito “molestie” Per molestie si intendono “quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi di razza o di origine etnica, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo”

Si tratta di molestia “quando in un luogo pubblico o aperto al pubblico, qualcuno inveisce ad alta voce, lamentandosi della sgradevole presenza in Italia degli immigrati o delle persone provenienti da un determinato paese o delle persone di colore, facendo riferimento, con parole rabbiose e sprezzanti, ad una persona considerata diversa, presente nel luogo medesimo”.

Quando la molestia è  motivata da uno dei fattori di discriminazione (colore della pelle, orientamento sessuale, disabilità della vittima, ecc.) allora il  comportamento è punibile anche tramite la legislazione antidiscriminatoria.

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